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Quando ha senso fare un rebranding (e quando stai solo perdendo tempo e soldi)

Autore Enrico Maddaloni
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La maggior parte dei rebranding che vedo nascono dalla ragione sbagliata. E si concludono con gli stessi problemi di prima, solo con un logo nuovo.

Il rebranding non risolve i problemi di business

Un cliente mi ha contattato qualche mese fa con una richiesta diretta: voleva cambiare logo. L'attività non andava bene, le prenotazioni erano calate, stava perdendo terreno rispetto ad alcuni competitor. Il logo era vecchio, diceva. Doveva svecchiare l'immagine.

Ho fatto qualche domanda. Il problema non era il logo. Era che i competitor avevano aperto con un'offerta più aggiornata, a prezzi più competitivi, con una presenza online che lui non aveva. Un rebranding non avrebbe risolto niente di tutto questo. Gli ho detto così, senza troppi giri di parole.

Non sempre i clienti apprezzano quando gli dici che non hanno bisogno di quello che chiedono. Ma preferisco perderli prima che dopo.

Il rebranding è uno strumento di comunicazione, non di strategia aziendale. Se quello che sei non è abbastanza, comunicarlo meglio non aiuta.

Quando ha senso davvero

La prima situazione è quando l'identità visiva è diventata un ostacolo alla crescita. Hai migliorato il prodotto, alzato la qualità, ma la comunicazione visiva racconta ancora la versione vecchia di te stesso. I clienti nuovi hanno aspettative sbagliate perché quello che vedono non corrisponde a quello che trovano dentro.

La seconda situazione è il cambio di target. Vuoi attirare un pubblico diverso da quello attuale. Un'osteria che vuole posizionarsi come cucina contemporanea non può farlo con un'estetica da trattoria anni novanta, anche se cucina benissimo.

La terza è la fusione o l'acquisizione — due aziende che diventano una, o un cambio di proprietà che vuole segnalare discontinuità al mercato.

La quarta, spesso sottovalutata, è quando l'identità visiva esistente crea problemi pratici. Logo non scalabili, palette che non reggono la stampa, sistemi grafici ingestibili. In questo caso il rebranding è quasi manutenzione.

Il segnale più onesto

Quando mi chiedo se vale la pena fare un rebranding, c'è una domanda che faccio sempre: se cambiassi solo il logo e non cambiasse nient'altro nella tua azienda, il problema che vuoi risolvere esisterebbe ancora?

Se la risposta è sì, il problema non è il logo.

Se la risposta è no — se il problema è davvero che non riesci a comunicare quello che sei, che i clienti hanno aspettative sbagliate, che la tua comunicazione visiva è diventata un freno — allora ha senso parlare di rebranding.

Quanto dura un rebranding fatto bene

Un'identità visiva costruita correttamente dovrebbe reggere tra i cinque e i dieci anni senza interventi significativi. Se senti l'esigenza di cambiarla dopo tre anni, o il lavoro non era stato fatto bene, o la tua azienda si è trasformata molto rapidamente — il che può essere una buona notizia, se sei cresciuto.

Un rebranding non dovrebbe essere una cosa che fai ogni volta che ti annoi della tua immagine. I brand che cambiano troppo spesso generano confusione e perdono riconoscibilità. La coerenza nel tempo è un valore, non una rendita di posizione.

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